Nicola Pica - Creatore del movimento Cromocostruzione


LA CROMOCOSTRUZIONE NELL’OPERA DI NICOLA PICA
Lo spettro visibile dei colori, così come le note della musica, è composto da sette colori. La luce si rifrange sulle superfici della materia componendo questa magia che noi chiamiamo colore, ed il bianco, quella radiazione elettromagnetica che noi percepiamo come tale, è il risultato della sommatoria di tutte le vibrazioni luminose; accorpa a sé tutti i colori.
È un fenomeno così fantastico, quello della luce e del colore, che il poeta e drammaturgo Goethe ne ha scritto un trattato, ormai famoso, conosciuto come la cosiddetta “Teoria dei Colori”. Goethe si contrappose agli studi di Newton, sostenendo che non è la luce a scaturire dai colori, bensì il contrario. Aveva ragione. Lasciamo agli scienziati o agli studiosi di misteri esoterici il compito di approfondire il mistero entusiasmante di questa magia, che assorbiamo attraverso i nostri occhi.
È proprio intorno al concetto del colore che Nicola Pica ha deciso di costruire la sua nuova pittura, un nuovo percorso forte ed efficace. Nicola Pica, artista sensibile e spontaneo, è già da qualche anno protagonista della scena artistica. L’artista è conosciuto per la sua impronta personale, resa da elementi caratterizzanti, talvolta ricorrenti, che hanno costruito la sua recente figurazione.

Oggi però Pica intraprende una nuova strada, inventa, scopre e si dimora in un luogo nuovo.
Cromocostruzione, è questo il nome che Pica ha dato alla sua novità. Il figurativo, con questo artista, parte dalla concettualizzazione intorno all’astrazione della idea del colore. Un ribaltamento, in questo senso, rispetto alla tradizionale realizzazione nelle opere di rappresentazione. È per questo che abbiamo citato la teoria dei colori e di questi, il bianco. Per l’artista il colore non è più casuale, la sua stesura nell’impianto scenico di questi paesaggi risponde ad una scelta meditata.

Si affermano ancora una volta, in Pica, elementi contraddistinguenti il suo fare arte. Osserviamo allora, che in queste nuove tele il cielo è bianco (in un caso lo sono anche i solchi che dividono gli appezzamenti) e la ragione di questa decisione perciò non è la pura ricerca estetica, ancorché il risultato lo diventa, ma è teorica, perché dal bianco, radiazione che assorbe tutti i colori, si dipanano poi tutti gli altri. La composizione coloristica assume un’armonia, in un equilibrio che vuole esprimere la congiunzione che esiste tra un colore l’altro. Da sé, un colore non ha senso, non significa, vuole intendere l’artista, viceversa, il coro delle vibrature fa cantare in consonanza i colori.
La Cromocostruzione lega i colori attraverso una relazione, uno scambio cromatico che rende soave e conferisce morbidezza al paesaggio. L’ombra degli alberi e la luce, che si sposta dal primo piano per rendersi più accesa nello sfondo, fino al cielo, arricchisce questa sensazione gradevole di un ordine precostituito, rafforzato dalla pastosità del colore.
Allo sguardo accorto non sfugge un’altra chiave con la quale si può leggere l’opera, gli incastri dei campi sembrano un puzzle, tessere cromatiche incastrate tra loro nella giusta disposizione, collegate in un contatto che appare fisico.

Le Opere

Nicola Pica, traendo ispirazione dal reale, le colline soavi e colorate delle sue terre native, il beneventano, con questo suo nuovo genere, realizza il traguardo sperato dell’artista, approdare ad una personalità artistica evidente, riconoscibile ed incisiva. Un anelito fortunato, sempre sperato nell’arte di tutti, che ci auguriamo sia prolifico nell’offrire allo spettatore queste visioni calde e positive che rimandano a mondi ideali.
Tecniche utilizzate: Pittura ad olio, Pittura acrilica, Pastello

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